(CIS) – Perugia – In meno di un anno il trasferimento ed ampliamento dell’attività, il raddoppio della clientela, la consapevolezza di stare diventando un salone di riferimento ed ora la vetrina di Expò. Accade a Ricci & Capricci, la parrucchieria-estetica della non ancora 30enne Barbara Gioffredi, trasferitasi ad aprile scorso da Colombella a Ponte Felcino. Nuovo locale, macchinari di ultima generazione per la cura del corpo, solarium, epilazione laser, il coinvolgimento di collaboratrici, di un’estetista ed anche del marito Filippo. “Ad Expò saremo solo otto saloni in tutta Italia – spiega Barbara – quattro dei quali scaturiti dal Cosmoprof Bologna, gli altri dalla selezione degli organizzatori, ed il 19 ottobre ci esibiremo al Teatro della Terra nel Padiglione della Biodiversità, durante il Convegno ‘I mestieri della Cosmetica'” … segue
“L’appuntamento – prosegue la giovane imprenditrice – è curato dalla Camera italiana dell’Acconciatura con Cosmetica Italia e prevede che nel corso di due fasce orarie diverse si alternino su 4 postazioni le performance dei professionisti dell’estetica e dell’acconciatura. Siamo stati invitati a creare un trucco e parrucco originale, ispirato, ovviamente, ai temi di Expo e dello spazio in cui opereremo, dalla terra alla biodiversità, dall’energia alla vita”. Ovviamente sulla creazione di Ricci & Capricci (esercizio associato CNA – ndr), interpretata dalla modella Costanza, l’energica Barbara mantiene il riserbo. “Ho cercato di documentarmi al massimo – spiega – entrando nel merito delle suggestioni che scaturiscono dall’Esposizione Universale. Non è tuttavia facile trovare il modo più immediato e spettacolare per rendere ‘viva’ un’idea. Ho cercato di curare ogni particolare, aspetto cui tengo molto, perché spesso, piuttosto che dire, vale la pena suggerire ed il risultato mi sembra di grande impatto emozionale. Sono partita dalla ricerca di un elemento unificante per Expo, per questo periodo dell’anno ed anche per il mio territorio di provenienza. Senza dimenticare né una riflessione culturale né una visione obiettiva della figura femminile. Siamo donne, ed in questo mi ci ritrovo – conclude – oscillanti tra normali fragilità, spesso a causa di un atavico retaggio, ma al contempo siamo fortissime, capaci di vincere la paura della paura, sfidando i divieti e noi stesse, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni ed aprendoci, più e più volte, a nuove opportunità. Quello che sto cercando costantemente di fare”.