(CIS) – Perugia lug. – Il Rapporto Mediobanca-Unioncamere-Tagliacarne censisce 67 aziende manifatturiere. In rapporto alla struttura produttiva, l’Umbria precede Marche, Toscana e Lazio. Tredici imprese agroalimentari sfiorano 1,5 miliardi di ricavi, mentre il Centro rallenta e le competenze diventano decisive.Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria sottolinea come in una nota che “questo dato inedito sorprenderà molti, perché racconta un’Umbria industriale più solida e articolata di quanto spesso si immagini. Le medie imprese possono essere il punto di raccordo tra grandi aziende, piccole imprese, artigianato e servizi. Per trattenere più valore nella regione, le imprese maggiori devono trovare — e contribuire a costruire — fornitori e partner locali qualificati, capaci di misurarsi con tecnologie, standard, sostenibilità e mercati. La Camera di Commercio deve continuare a lavorare su questo terreno, sostenendo le piccole e medie imprese nella doppia transizione digitale ed ecologica, perché l’intera filiera cresca insieme e più ricchezza resti in Umbria”. È il risultato più sorprendente del XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, da Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. L’indice di attrattività – spiega la nota – non premia chi possiede più imprese in valore assoluto; misura dove la media dimensione occupa più spazio. Ed è proprio qui che la regione cambia scala. Nel Centro sono censite 485 medie imprese. Quasi una su sette ha sede in Umbria. Ma il confronto più istruttivo riguarda l’incidenza sulla manifattura: nella regione si contano 2,6 medie imprese ogni cento società manifatturiere di capitali, contro 2 nella media italiana, 1,74 nelle Marche, 1,56 in Toscana e 1,38 nell’intero Centro. Il Lazio si ferma a 0,67. L’Umbria ospita l’1,9% delle medie imprese italiane, pur rappresentando circa l’1,5% delle società manifatturiere di capitali. È l’unica regione del Centro nella quale il peso della media impresa supera quello della base manifatturiera complessiva. Non significa che abbia più industria di Toscana e Marche. Significa che, dentro un’economia più piccola, la fascia intermedia è insolitamente larga. Lo studio considera società manifatturiere con 50-499 dipendenti e ricavi fra 19 e 415 milioni di euro, dotate di controllo autonomo, in prevalenza familiare o cooperativo. Restano fuori le aziende appartenenti a grandi gruppi italiani, quelle a controllo estero e quelle partecipate in maggioranza da fondi di private equity. Abstract fonte com