Installazione artistico-teatrale-musicale di Carlo Carnevali ha ammaliato l’assessore Francesco Zuccherini

 

(CIS) – Perugia nov. – Il cimitero di Civitella Benazzone è solo uno dei 54 presenti nel Comune; qui una iniziativa interessante, in un giorno dal forte valore simbolico, e che gli altri 54 cimiteri del Comune di Perugia potrebbero accogliere e sulle quali non deve calare l’attenzione. E’ quanto in sintesi ha detto l’assessore Francesco Zuccherini (deleghe lavori pubblici, urbanistica, piano strade, agenda urbana), presente, al pari di un pubblico molto coinvolto, all’installazione artistico-teatrale-musicale ideata da Carlo Carnevali. Dal titolo “La Soglia” installazione artisitico-teatrale, si è svolta alle 12 in punto del 2 novembre nel Cimitero di Civitella Benazzone (PG). L’esperienza è stata pensata per parlare ai vivi, andando oltre il legame privato con il ricordo dei propri cari. La performance – si legge in una nota – ha unito la scultura d’avanguardia di Carlo Carnevali, la voce e il gesto teatrale di Emanuela Faraglia e le corde di Michele Rosati (chitarra acustica) Rachele Fogu (chitarra acustica) e Francesco Gemo (violino). L’appuntamento ha costituito la settima tappa del progetto itinerante ideato da Carnevali ed avviato dodici anni fa in cimiteri e luoghi della memoria del territorio (2014 – Castiglione Ugolino “In Paradisum”; 2015 Morleschio “Pietas”; 2016 Ellera “Il luogo è il tempo”; 2017 Montenero / Monte Tezio “Polveri Fuse”; 2018 Montelabate “Il Pensiero abita il Vuoto”; 2019 Colombella “Sesto Giorno”). L’intento del 2026 è stato proporre una riflessione sul senso del “confine”, trasformando il cimitero in un luogo dove esaltare la vita celebrando la morte, nel giorno in cui la tradizione dedica il ricordo ai defunti. Al di là di una bianca soglia (convenzionalmente la parte inferiore dell’ingresso di una porta o, per estensione, l’ingresso di una casa), Carnevali ha posto una chiave di 45 kg (realizzata con il contributo del mastro fabbro Stefano Ciaccasassi), elemento di chiusura ed apertura, nell’eterno gioco dell’entrare e uscire da dimensioni diverse, dall’umano al trascendente, ma anche dall’umano all’umano, dalle diverse stagioni della vita alla propria interiorità. L’installazione ha usato il cimitero come amplificatore di emozioni, non luogo di disperazione, ma di pace e ricordo per offrire – con la musica originale di sottofondo e l’interpretazione attoriale del testo di Giorgina Armeni – un momento di profonda connessione con le grandi domande dell’esistenza. Abstract fonte com Monica R.

 

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