(CIS) – Roma, set- – Flavio Lotti coordinatore nazionale della Tavola della pace si sofferma su una riflessione alla vigilia della giornata dedicata alla Pace, che e’ anche speranza per la soluzione dei problemi dei profughi che fuggono dalla guerra e dalle oppressioni. “Alcuni mesi fa, Papa Francesco, la più importante autorità mondiale sopravvissuta al crollo di credibilità della politica e delle istituzioni, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente e delle condizioni di vita di tanta parte dell’umanità, si è rivolto ad ogni persona del pianeta sollecitando una “conversione” profonda, individuale e comunitaria. E venerdì 25 settembre – ha detto Lotti – parlerà direttamente ai capi di stato di tutto il mondo riuniti a New York per la settantesima assemblea generale delle Nazioni Unite. L’appello sarà ancora una volta a riconoscere i pericoli e gli interessi comuni, a superare gli egoismi nazionali, a riunire la famiglia umana, a prenderci cura delle persone e del pianeta, a cooperare e ad essere solidali. Ma la svolta di cui abbiamo urgente bisogno non s’intravede ancora. Alcuni fatti lasciano aperta la porta alla speranza: la ripresa del dialogo con l’Iran, con Cuba e con la Russia, il piano di Obama sul clima, il nuovo atteggiamento della Merkel sui rifugiati ci dicono che cambiare è possibile”. segue
“Ma per avvicinare il giorno in cui prenderà forma una realtà nuova è necessario, come diceva Aldo Capitini, far crescere un’umanità nuova. E’ qui che ciascuno di noi può fare la differenza. Qui e ora.” Lotti chiude una sua lettera di riflessione che un ps: tra coloro che venerdì applaudiranno Papa Francesco ci sono i governi che nelle scorse settimane, a Ginevra, hanno impedito l’approvazione della risoluzione che avrebbe iscritto la pace tra i diritti umani fondamentali della persona e dei popoli. Un fatto che nell’immediato non avrebbe certamente salvato la vita di nessuno ma che avrebbe contribuito a innalzare l’unico muro di cui abbiamo veramente bisogno: quello contro il caos e il disumanesimo dilagante.