Mario Roych ricorda Paolo Meattelli

(CIS) – Perugia ott. – Mario Roych ricorda cosi’ Paolo Meattelli.  – – “Mi giunge la notizia della morte di Paolo Meattelli, giornalista ma soprattutto Amico sincero. Ho avuto il privilegio di assecondare la sua passione per il giornalismo nel lontano 1973. Ero stato incaricato dal Prof.Ferruccio Chiuini- Segretario regionale della DC- di organizzare la redazione umbra del quotidiano Il Popolo, all’interno di un progetto che prevedeva la pubblicazione di una pagina giornaliera dedicata alla nostra regione. Mi guardai intorno e, su suggerimento di Nunzio Bassi, proposi a Chiuini di affidarne la responsabilità a Paolo. Era un giovane impiegato dell’Associazione Commercianti, e aveva già manifestato doti potenziali, curando la pubblicazione di alcuni “fogli sportivi”. Lo proponevo con convinzione e con qualche trepidazione, dovendo egli passare da un impiego stabile ad uno connotato da qualche incertezza sul futuro. Il nuovo impiego era però legato al suo primo contratto di giornalista professionista. Fu una scommessa vincente. Paolo mostrò immediatamente le sue doti. Era dedito totalmente al lavoro, senza limiti di tempo; pose in evidenza le sue capacità organizzative, creando dal nulla una redazione; mostrava entusiasmo, trascinando anche i suoi collaboratori; estendeva il suo impegno anche ad attività aggiuntive non del tutto legate al suo incarico principale; dimostrava un certo fiuto che gli consentiva di stare sempre sulla notizia; redigeva articoli densi di contenuto e fuori dagli schemi, suscitando interesse in tutta la società regionale. Intorno alla redazione, posta in via Mazzini, intanto crescevano molte attività. segue

Ne ricordo brevemente alcune: l’apertura della sede del Circolo Maritain, presieduto dal giovane Alfredo De Poi; l’attività organizzativa di promozione della democrazia nelle scuole in attuazione dei Decreti delegati Malfatti; e soprattutto l’impegno per Radio AUT. Mi voglio soffermare su quest’ultimo punto. Paolo si era coinvolto, insieme a me, a Luciano Moretti, a Giancarlo Guardabassi, a Piero Pianigiani e ad altri amici più defilati, in una meravigliosa avventura radiofonica, durata alla grande per quindici-venti anni. Paolo ne fece parte fino all’assunzione in RAI. Si occupava della parte informativa di Radio Aut e innovò profondamente il tradizionale approccio informativo, contribuendo a creare una nuova forma di comunicazione radiofonica. Fino al 1974 c’era il monopolio RAI, la diretta aveva pochissimo spazio, la comunicazione era ingessata, giacché si basava su prodotti confezionati con uso abbondante delle forbici. Dal punto di vista tecnico, per realizzare la base dell’intervista o del servizio, la Rai mandava a destinazione prefissata, trascurando completamente la realtà in movimento, una equipe di tre-quattro persone: un giornalista, due-tre tecnici. Meattelli propose ed ottenne che Radio Aut privilegiasse la cronaca dal vivo, in tutti i campi, naturalmente anche in quello sportivo. Per fare questo recuperò la vecchia tecnica dell’inviato di guerra, vale a dire l’uso del telefono. Non importava la perfezione tipo Rai, senza un rumore o un fruscio. Il telefono: questo aprì la radio all’intervento in diretta degli ascoltatori e soprattutto aprì la strada alle appassionate cronache sportive. L’applicazione più spettacolare di questa innovazione fu appunto la cronaca diretta delle partite di calcio del Perugia. La RAI era ancora ferma a quella, peraltro bellissima, trasmissione chiamata “tutto il calcio minuto per minuto”. Le provinciali avevano pochissimo spazio. Radio Aut superò questo limite. Realizzare le cronache in diretta non fu per niente facile. Ci incoraggiò il Presidente del Perugia, Franco d’Attoma, che, in virtù di queste radiocronache, vedeva aumentare il pubblico femminile. Ma per le partite esterne si dovevano superare ostacoli inenarrabili. Solo l’impegno testardo di Paolo, assecondato da un gruppo coeso, comprendente Luciano Tommasi e Furio Grelli allo Stadio e Sergio Marinelli in studio, riusciva a garantire il servizio. Paolo era molto esplicito: non si ritirava e non si nascondeva, perciò non lesinava elogi e critiche anche al singolo atleta. Un episodio mi diede l’occasione di comprendere la forza d’animo di questo amico. D’Attoma mi chiese di sostituirlo, sotto il ricatto dello spogliatoio, dopo una brutta partita a Genova, da lui commentata come si doveva. Rifiutai, però pensai di dirlo a Paolo, lasciando a lui la decisione finale, perché alcuni calciatori avevano adombrato la possibilità di rappresaglie da parte di tifosi scalmanati. Paolo decise di non cedere, la domenica si recò allo stadio scortato da tifosi amici guidati dal fratello Massimo. La stessa forza d’animo dimostrò quando fu chiusa la redazione regionale de Il Popolo. Pur di non rinunciare alla professione si trasferì a Roma, da dove tornò quando fu assunto in RAI. Era abbastanza scontato che entrando in Rai avrebbe avuto successo, approdando alle rubriche sportive più importanti.

Alla moglie Fiorella, ai figli Donatella e Fabio, al fratello Massimo, al cognato Sergio giungano le più sentite condoglianze.

Related Articles