(CIS) – Perugia/Norcia/Cascia ott. – “A dieci anni di distanza, sarebbe ingeneroso non riconoscere quanto è stato fatto, ma altrettanto sbagliato sarebbe considerare conclusa una ricostruzione che presenta ancora importanti ritardi. “Il vero interrogativo politico, oggi, non è soltanto quanto abbiamo ricostruito, ma che cosa resterà di questi territori quando i cantieri saranno terminati. Perché una casa ricostruita in un paese senza servizi, senza lavoro e senza giovani rischia di essere una vittoria soltanto a metà.” Lo ha sottolineato tra l’altro, come in una nota Alessio Panfili, segretario generale FENEALUIL Umbria. Secondo il sindacato che chiede maggiori controlli per la sicurezza nei cantieri edili, “la ricostruzione deve quindi diventare parte di una strategia più ampia di sviluppo territoriale, capace di contrastare lo spopolamento, sostenere le attività produttive, garantire collegamenti, sanità, scuole e servizi pubblici adeguati. Come FENEALUIL Umbria riteniamo che questa sfida debba mettere al centro anche il valore del lavoro. Non possiamo accettare che un investimento pubblico di queste dimensioni venga misurato esclusivamente attraverso gli importi finanziati o il numero dei cantieri aperti. Occorre valutare anche la qualità dell’occupazione prodotta, la regolarità delle imprese, la formazione professionale e le condizioni di sicurezza di chi materialmente realizza la ricostruzione”. “La velocità dei lavori non può mai essere ottenuta – ha concluso – a discapito della sicurezza e dei diritti dei lavoratori. Servono controlli efficaci lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti, piena applicazione dei contratti collettivi dell’edilizia, verifica della congruità della manodopera e valorizzazione del sistema bilaterale, delle Casse Edili e degli enti di formazione e sicurezza. Ma occorre anche guardare oltre l’emergenza. Le competenze professionali sviluppate in questi anni rappresentano un patrimonio che non possiamo disperdere alla conclusione della ricostruzione. Dobbiamo trasformarle in occupazione stabile, investendo nella riqualificazione del patrimonio edilizio, nella prevenzione sismica e nella manutenzione del territorio”. Chiediamo alla Regione Umbria e alla struttura commissariale un confronto permanente con le organizzazioni sindacali, accompagnato da cronoprogrammi pubblici e verificabili degli interventi ancora da completare e da un piano capace di collegare ricostruzione, occupazione e sviluppo locale.